architetti ridateci il nostro paesaggio

Ma la Natura non è una vacanza

Nato e cresciuto in una famiglia di contadini, a me la natura incontaminata e selvaggia mi getta nell’incertezza e nell’angoscia. I contadini non comprendono il senso della Natura in sé, ma capiscono solo, e bene, se stessi nella natura. Una volta ho voluto portare mio padre sulla cima del monte Sumbra a farlo godere dello spettacolare panorama delle Apuanee. Eravamo lassù tra interminati spazi e sovrumani silenzi e lui mi prende e mi implora di riportarlo a casa prima di buio. En se ghe po’ far niente chi. Quello che aveva visto era inumano sfacelo, sterilità senza redenzione. Quando i contadini guardano la Natura vedono le loro opere, vedono campi di grano, carciofaie, frutteti, pascoli, vigne, castagni; guardano la Terra vergine e cercano di capire cosa farci a buon pro’ della vita loro e dei figli e dei nipoti. La Natura non è una vacanza, è lavoro, lavoro e cercare di arrivare a sera sani e salvi e decentemente nutriti. Io ho visto mio padre contemplare la bellezza della Natura con la stessa intensità dei milionari che si inebriano delle cascate del lago Vittoria; l’ho visto mentre guardava con occhio clinico un filare di vermentino appena potato al limitare dell’orto, potato a regola d’arte. In effetti era di stupefacente eleganza, fine e prezioso decoro dell’orizzonte. Quell’uomo per tutta la sua lunga vita ha manipolato, forzato e represso la Natura, e ha edificato meraviglia e bellezza costruendo il pane quotidiano per la sua famiglia. Io non sono migliore di lui e nemmeno più incline alla naturalezza nuda e cruda; vivo in una campagna dove i contadini non hanno lasciato un solo centimetro quadrato di wildness, dove tutto è tracciato, seminato, piantumato, arginato, pettinato, guardo questa immane opera collettiva di land art e so che gli uomini non possono essere meglio di questo e a questa terra non poteva andare meglio di così.


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