architetti ridateci il nostro paesaggio

In Puglia e Romagna, lì dove il bello fa società

Un tempo i paesaggi erano luoghi da guardare, al massimo da attraversare “en touriste”. Adesso, sempre più, li sperimentiamo con tutti i sensi (dunque oltre alle “vedute” paesaggi sonori, olfattivi, da gustare e da toccare). Non solo: per diverse comunità della penisola i paesaggi stanno diventando decisivi strumenti di innovazione territoriale e di aggregazione sociale, come dimostrano questi esempi, in Puglia e in Emilia-Romagna.

Il parco dei Paduli

Il Parco dei Paduli per secoli è stato solamente un’immensa foresta, il Bosco Belvedere, nel cuore delle Terre di Mezzo, al centro della penisola salentina.

Poi la foresta ha lasciato il posto agli uliveti che sino all’inizio del Novecento hanno costituito la principale risorsa agricola della zona. Ulivi per trarne olio da lume, perché sino all’Ottocento l’impiego in cucina dell’olio di oliva era una rarità.

Con l’arrivo della luce elettrica, c’è stato l’abbandono degli uliveti e dei poderi, dei frantoi e delle strade poderali. L’emigrazione ha svuotato paesi: una desolazione. Per girar pagina - una quindicina di anni fa - c’è voluto il rientro ai paesi natali di una generazione di architetti e professionisti quarantenni maturati nei grandi centri, all’estero, e decisi, utilizzando bandi europei e finanziamenti della Regione Puglia, a ridare nuova vita ai cinquemila ettari pressoché abbandonati sparsi in dieci Comuni del Salento. Hanno unito le forze e fatto sorgere il più vasto parco agricolo multifunzionale d’Europa, quel Parco dei Paduli, candidato dall’AIAP (associazione italiana degli architetti paesaggisti) nel 2015 dall’Italia a “paesaggio d’Europa”.

Riportare a nuova vita tutti i luoghi dei Paduli - le strade da percorrere in bici costeggiando i muretti a secco, i boschi di ulivi secolari disseminati di abitazioni eco-sostenibili, i piccoli paesi da conoscere ma anche la gastronomia locale e l’ottimo olio da gustare presso i poderi - ha rappresentato non solo una concreta proposta di vacanze alternative offerta al turismo del Salento ma, soprattutto, ha fatto del paesaggio agricolo l’elemento di una trasformazione culturale e di un’innovazione produttiva che sta cambiando volto e vocazione ai dieci Comuni coinvolti (il più importante è Maglie, ma il cuore del Parco sta a San Cassiano).

Costruttori di sentieri

Altro esempio: non più campi ma strade. Le strade non servono solo a spostarsi, sono, spesso, anche il punto dal quale si guarda il paesaggio circostante. è così anche a Bagno di Romagna, lungo la vallata appenninica che da Cesena conduce verso Città di Castello e Sansepolcro. Qui l’antica mulattiera che sale al santuario di Corzano, sulla vetta del colle, consentiva di abbracciare tutto il paesaggio della valle del Savio. Poi, alcuni anni fa, la mulattiera è crollata: anche le strade, si sa, invecchiano.

Altrove avrebbero mobilitato burocrazie, chiesto soccorso allo Stato e alla Regione.

A Bagno di Romagna, gradevole località termale ai bordi delle foreste Casentinesi, e a San Piero (il centro più popolato del Comune), hanno invece creato un’associazione, il Faro, che si è data come obiettivo di prendersi cura del proprio paesaggio. Come? Cominciando proprio con la ricostruzione della vecchia mulattiera, da rimettere in vita esclusivamente col lavoro volontario dei cittadini e con donazioni private. È stato steso un progetto di ricostruzione, approvato dalla Soprintendenza, dal Comune, dalla Regione e poi, ogni fine settimana, è iniziato il lavoro. Centinaia di persone coinvolte e ognuna ha avuto modo di esprimersi al meglio: chi occupandosi delle donazioni e delle pratiche burocratiche, chi procurando attrezzi e materiale per la costruzione e, la maggioranza, sgobbando in cantiere. La parte fondamentale del lavoro si è svolta ovviamente attorno ai vecchi maestri scalpellini che tagliavano le lastre e squadravano pietre. Dal 2010 al 2015 la strada è stato rifatta a regola d’arte: 12.000 ore di lavoro gratuito per un’opera che restituisce alla vallata la sua antica mulattiera.

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