[Sommario - Numero 24]
ultima banconota

Ma i giapponesi non si fidano e nascondono gli yen nei futon

Nel gennaio scorso, la Banca centrale giapponese ha deciso di applicare interessi negativi ai conti correnti per rilanciare i consumi. L’iniziativa è servita però a rilanciare un solo settore: quello delle casseforti. Storicamente già propensi a tenersi i soldi in casa, i giapponesi stanno riempiendo di yen i loro futon a un ritmo così elevato che la Banca centrale dovrà aumentare quest’anno del 17% l’emissione di banconote da 10.000 yen (80 euro), quelle dal valore più alto, per fare fronte alla domanda.

Il Giappone è in teoria uno dei paesi più avanzati al mondo nei pagamenti elettronici con le carte di debito e con la e-money, ma l’uso del denaro fisico è sempre rimasto molto popolare. E lo è diventato ancora di più dopo che il governo ha varato una serie di riforme fiscali che hanno aumentato la diffidenza dei cittadini, come l’istituzione di un numero di identificazione personale che gestisce le tasse e le transazioni finanziarie di ogni singolo individuo.

Con i tassi d’interesse negativi, temono i giapponesi, le banche prima o poi chiederanno ai correntisti di pagare per custodire il loro denaro, cosa che in realtà già avviene con le commissioni sui prelievi e sulle operazioni. Il nuovo numero di identificazione personale consentirà inoltre al fisco di indagare facilmente sui conti e sugli investimenti. Meglio dunque tenere i risparmi in casa, applicando la vecchia regola secondo la quale, quando i tassi scendono, il denaro esce sempre dalla banca.

Tanta diffidenza è anche giustificata dal ricordo, ancora fortissimo, del blocco di due anni dei conti correnti deciso subito dopo il secondo conflitto mondiale per pagare gli interessi dei bond di guerra emessi dallo stato. Le persone anziane (che nel paese sono il 25% della popolazione) non si trovano poi a proprio agio con bancomat e carte di credito e vivono in sobborghi nei quali le banche sono lontane da casa. Molte famiglie facoltose nascondono inoltre nelle abitazioni somme elevate per evitare le tasse di successione, e l’Agenzia nazionale del fisco ha ora disposto che le residenze di lusso possano essere perquisite alla ricerca di questo denaro. Ma il “tansu yokin”, che si può tradurre con “risparmio nel guardaroba” è sempre più diffuso: si calcola che nelle case del Giappone siano oggi custoditi 42.000 miliardi di yen.

Finché i tassi non saliranno di nuovo in modo sensibile, questa tendenza sembra inarrestabile. C’è ovviamente un rovescio della medaglia, con l’aumento di furti, rapine e raggiri di persone anziane convinte a consegnare il loro denaro a sconosciuti. E come accadeva, e forse accade ancora oggi, nelle campagne italiane, gli anziani rimasti soli finiscono con il dimenticare dove hanno nascosto il denaro, o muoiono senza averlo rivelato ad altri. Nei mobili e nei futon giapponesi venduti ai rigattieri si trovano sempre più spesso veri e propri tesori, mai usati per rendere più felice qualcuno, ma almeno salvati dall’insaziabile avidità delle banche e dello stato.

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