[Sommario - Numero 24]
ultima banconota

Il capovillaggio Masai paga e incassa col telefonino

Il futuro dell’Africa è una baracca di lamiera verde nel cuore di Kibera, slum simbolo del Kenya più povero. Sulla porta c’è scritto: «M-pesa. Ricariche e sim». La rivoluzione silenziosa dei pagamenti via telefonino è arrivata anche in questa immensa giungla urbana nel cuore di Nairobi, resa celebre dal film «The Constant Gardener» (tratto dal romanzo «Il giardiniere tenace» di John Le Carré). E chissà che questa rivoluzione non contribuisca a migliorare almeno un po’ lo scenario che s’intravede là fuori: bambini scalzi, catapecchie e liquami maleodoranti.

Il Kenya è il primo Paese al mondo che sta smettendo di usare il portafogli. Conviene chiarirlo subito: monete e banconote resistono. Ma sono sempre di più i cittadini che inviano e ricevono pagamenti via cellulare grazie a M-pesa, servizio di Safaricom, società partecipata da Vodafone. Dal falegname che vende tavoli fatti a mano in una polverosa strada di Nairobi, al capovillaggio Masai che intrattiene i turisti al termine del safari: milioni di kenioti effettuano ogni giorno trasferimenti di denaro tramite sms. Gli economisti stimano che dai telefonini passi il 20-30% del Pil del Paese.

Il nome deriva dall’unione tra dalle parole «mobile» e «Pesa», che in swahili significa «denaro». Per aprire un conto occorrono carta d’identità e due fototessere. Il costo è di circa 100 scellini, meno di un euro. Per pagare con telefonino non serve essere connessi a Internet né possedere uno smartphone di ultima generazione. Bastano i vecchi cellulari Nokia, che da noi paiono una specie in via d’estinzione.

Questa storia comincia nel 2007. L’operatore di telefonia Safaricom aggiunge un servizio di trasferimento ricariche tra cellulari con l’intenzione di agevolare le operazioni per gli utenti delle zone più sperdute del paese. Il popolo keniota aggiunge fantasia e pragmatismo e inizia ad utilizzare il sistema per uno scopo diverso: scambiare denaro attraverso i telefonini. Safaricom fiuta l’affare e struttura il servizio in una vera e propria offerta commerciale. Da quel momento cambia tutto. L’impulso all’economia del Kenya è dirompente: i cittadini adottano M-pesa per fare la spesa al supermercato; gli artigiani ci pagano le bollette; i genitori saldano la rata della scuola dei figli; i commercianti di Nairobi comprano polli dai contadini che vivono a centinaia di chilometri di distanza.

Lo chiamano «mobile banking» e in Africa sta rivoluzionando l’accesso al credito. Le commissioni sulle transazioni di denaro sono minime, per piccole somme nulle. In compenso M-pesa ha permesso a milioni di kenioti che non potevano permettersi un conto in banca di avere un luogo virtuale dove conservare i propri risparmi. Inoltre ha annullato il problema della distanza dal primo sportello bancario: per molti cittadini significa risparmiare ore di viaggio a piedi o in bicicletta.

Negli anni il servizio si è diffuso in altri Paesi subsahariani ed è sbarcato anche in Europa. In Romania la piattaforma permette di ricevere le rimesse dall’estero dei migranti. Ma la vera rivoluzione è in Africa. In Somalia i bonifici via sms hanno soppiantato il sistema bancario tradizionale: secondo la Banca mondiale quattro somali su dieci effettuano pagamenti digitali (dato sul 2014). Oggi 40 Paesi africani hanno almeno una forma di servizio mobile money. Secondo il «Global Findex» il tasso di «bancarizzazione» dell’Africa subsahariana è passato dal 24% del 2011 al 34% del 2014. Per il rapporto «State of the Industry Report on Mobile Money 2015» ci sono oltre 220 milioni di conti aperti e in 17 Paesi dell’area (tra cui il Kenya) i depositi sul telefonino hanno superato quelli sui conti bancari.

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