Questa Roma può essere la capitale dItalia

Gramellini: ecco cinque ragioni per amare Roma

Chiunque abiti a Roma ne parla malissimo, ma non se ne va. Se proprio deve, ci torna appena può. Una ragione ci sarà. Eccone cinque per cui Roma rimane la città più bella del mondo, nonostante Roma.

1. La luce. Molti sono i luoghi comuni su Roma. Per esempio che si lavora poco e si dorme fino a tardi. In realtà professionisti e artigiani sgobbano fino a tarda sera e alle sette del mattino il raccordo è già intasato da impiegati che si sono alzati all’alba per arrivare in ufficio prima del collega e soffiargli il parcheggio. Ma un luogo comune veritiero c’è: Roma ha una luce unica. Cento chilometri più a nord è ancora troppo tenue, cento chilometri più a sud è forse troppo intensa. A Roma è perfetta. Romolo e Remo dovevano essere dei direttori della fotografia.

2. La centralità. Passeggiando tra i ruderi e gli ingorghi di Roma, è capitato a tutti almeno una volta di sentirsi al centro dell’universo, in un luogo dove tutto ciò che ti accade diventa subito storia. Non è più così, ma quella sensazione resta. E aiuta a vivere.

3. Il non provincialismo. Roma è un insieme di borgate, ma è anche una metropoli vera, dove nulla e nessuno si sentono fuori posto. Puoi camminare per via del Corso in pigiama. O, come la scrittrice Chiara Gamberale, camminare per dieci minuti all’indietro in piazza Navona per svolgere un esercizio di psicoterapia e nessuno troverà niente da ridire. Di più: nessuno se ne accorgerà proprio. A Roma il menefreghismo diventa una forma di tolleranza.

4. I tempi comici. I suoi abitanti hanno un talento per l’umorismo sarcastico e soprattutto i tempi delle battute. “Prendi la preferenziale”, intima l’amico seduto al posto del passeggero. Scusa, ma non è una corsia riservata a taxi e autobus? “E che c’entra? Preferenziale vuole solo dire che “de preferenza” ci vanno loro. Ma nulla impedisce di andarci anche noi.”

5. Er core. Inacerbito dal rancore di una vita cittadina sempre più ingiusta e corrotta, il famoso cuore di Roma riaffiora nei momenti di emergenza. Un giorno ebbi l’insana idea di calarmi nella piramide di Cheope a pancia piena. A un terzo del tunnel cominciai a stare male e la guida mi parcheggiò in un anfratto con la vaga promessa che sarebbe venuto a riprendermi. Mi ritrovai calpestato da un turista tedesco e guardato con disprezzo da uno francese. Poi una voce: “Mister... problem?” Alzai lo sguardo: era un ragazzino con la maglia di Totti. Si tolse dalla tasca una bustina sudaticcia di zucchero e me la offerse. La conservo ancora. Mi aiuta a ricordare cos’è Roma. Una bustina sudaticcia, ma pur sempre di zucchero.


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