L'ultima follia? Essere costretti a rivendicare il "diritto di panorama"
L'ultima follia? Essere costretti a rivendicare il "diritto di panorama"
18/02/2008

Saremo anche nella snella e flessibile era digitale e la pubblica amministrazione starà anche facendo miracoli online, ma la burocrazia prodotta dai nostri apparati statali e dai nostri politici-legislatori per dirimere le complesse questioni sollevate dall'applicazione del diritto d'autore su Internet continua a produrre scartoffie allucinanti, che anzichè chiarire le idee ai cittadini, le confondono ulteriormente. Non consola sapere che queste scartoffie sono partorite in bit sui computer: l'effetto finale è lo stesso. Anche perchè vi sfido a non sentire il bisogno di stampare quanto segue per poterlo leggere e rileggere nel tentativo di capirci qualcosa.

Ecco come il sottosegretario ai Beni culturali on. Danielle Mazzonis ha reputato di dover rispondere all'interrogazione parlamentare "n. 4-05031" :

Pur non essendo espressamente disciplinata nel nostro ordinamento, la libertà di panorama ossia il diritto spettante a chiunque di fotografare soggetti visibili, in particolare monumenti ed opere dell'architettura contemporanea, è riconosciuta in Italia per il noto principio secondo il quale il comportamento che non è vietato da una norma deve considerarsi lecito.
In altre legislazioni, invece, tale diritto è disciplinato diversamente a seconda dell'interesse che si ritiene di tutelare prevalentemente (si pensi, ad esempio, alla legislazione belga ed a quella olandese che consentono di fotografare liberamente solo gli edifici mentre è necessaria la richiesta di un permesso per le sculture ove costituiscano il soggetto principale della fotografia; oppure a quella tedesca secondo cui è possibile invece fotografare anche le sculture pubblicamente visibili per usi commerciali; infine a quella statunitense che, similmente a quella italiana consente di poter utilizzare le fotografie scattate in luoghi pubblici o aperti al pubblico per qualunque scopo, salvo che si tratti di opere d'arte non stabilmente installate in un luogo pubblico poiché in tal caso è necessaria l'autorizzazione del titolare).
In Italia, non essendo prevista una disciplina specifica, deve ritenersi lecito e quindi possibile fotografare liberamente tutte le opere visibili, dal nuovo edificio dell'Ara Pacis al Colosseo, per qualunque scopo anche commerciale salvo che, modificando o alterando il soggetto, non si arrivi ad offenderne il decoro ed i valori che esso esprime.
Per quanto attiene alla tematica del pagamento dei diritti agli autori delle opere contemporanee, si evidenzia che l'art. 2 della legge 9 gennaio 2008, n. 2 (in G.U. serie generale n. 21 del 25 gennaio 2008) ha modificato l'articolo 70 della legge sul diritto d'autore ampliando il regime delle esenzioni. In particolare, è consentita la libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro.
Pertanto, ove il soggetto fotografato fosse un' opera di autore vivente, l'utilizzo non potrà avvenire che nei limiti anzidetti. Il problema chiaramente non riguarda le opere considerate beni culturali, ossia aventi più di cinquant'anni e di interesse culturale che si trovano in consegna nei musei o negli altri luoghi della cultura, le quali possono essere riprodotte ai sensi e con i limiti previsti dagli art. 107 e 108 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (autorizzazione da parte dell'amministrazione consegnataria e pagamento di un canone, salvo che la riproduzione non sia chiesta per scopi personali o didattici e non commerciali) ».

Quante parole per dire che il diritto di panorama c'è solo fino a un certo punto...cioè solo per opere che non siano di autori contemporanei, ai quali vanno pagati eccome i diritti d'autore per scattare la foto e pubblicarla - per esempio - su un sito che guadagna con la raccolta pubblicitaria.

Intanto, in attesa di un nuovo governo, la legge Urbani che tutti erano d'accordo a voler cambiare è ancora legge, mentre nel frattempo sono stati passati ulteriori emendamenti e decreti che hanno sortito l'effetto di ammonticchiare un'accozzaglia di indicazioni contradditorie che aumentano solo la confusione collettiva.

Vi invito a leggere qui linkati gli approfondimenti degli esperti Luca Spinelli e Guido Scorza

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